„Non è tuo fratello“, le sfuggì troppo in fretta. „Non hai fratelli.“
„Ce l’ho“, singhiozzò Mejson. „So di averlo. Mi parla ogni notte.“
Milo si avvicinò e gli toccò la mano con una tenerezza rara per un bambino che vive per strada. „Non piangere… neanche a me piace quando ci separano.“
Breana sollevò Mejson in braccio, ignorando le sue proteste, e si affrettò. Ma anche da lontano, sentì lo sguardo di Milo che li seguiva, e vide una lacrima scivolargli lungo la guancia sporca.
In macchina, Mejson ripeteva la stessa domanda come un martello, ancora e ancora: „Perché hai lasciato mio fratello da solo, mamma? Perché?“
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“MAMMA… LUI ERA NELLA TUA PANCIA CON ME…” DISSE IL BAMBINO, INDICANDO UN BAMBINO DI STRADA
“Mamma… lui era nella tua pancia con me”, disse Mason con una sicurezza che non si addiceva al suo corpicino di cinque anni, indicando verso la fontana nella piazza principale di Sequoia Park Plaza.
Breana Sloan sentì il respiro mancarle nel petto. Strinse la manina di suo figlio, come se il mondo potesse strapparglielo via in un istante, e seguì la direzione di quel minuscolo dito. Lì, tra i venditori di palloncini e il tubare dei piccioni, un bambino a piedi nudi vendeva caramelle da una scatola di cartone. La sua camicia era macchiata, i pantaloncini strappati e la pelle bruciata dal sole… ma ciò che inchiodò Breana sul posto non erano né i vestiti, né l’evidente povertà.
Era il viso. I riccioli castani, la stessa forma delle sopracciglia, la stessa linea del naso, la stessa abitudine di mordersi il labbro inferiore mentre si concentra. E sul mento, un piccolo neo… identico a quello di Mason.
“È lui”, insistette Mason, tirandola delicatamente per la camicetta. “Il bambino dei miei sogni. Giochiamo lontano. Mamma… era con te… con me.”